01 apr 2012

Conoscere il passato al Castello Sforzesco

Dietro un edificio o un monumento tipicamente noto per un certo motivo, si possono nascondere delle sorprese che lo fanno apprezzare anche per un'altra causa. Quando ciò avviene con riferimento alle proprie conoscenze antropologiche, si tratta sempre di belle sorprese.

La sezione Preistoria e Protostoria della civica raccolta archeologica di Milano, seppur non paragonabile, per dimensioni, ai maggiori musei d'Europa, costituisce - nel suo piccolo - una perla, per chi voglia conoscere le origini del popolamento lombardo.

Non tutti, infatti, sanno che sin dall'età del bronzo, la pianura padana è stata culla di una civiltà paragonabile a quelle più note del Mediterraneo.
Una visita al Castello Sforzesco permette di imparare, oltre a questa nozione generale, anche i dettagli della vicenda.

Nel XIII secolo a.C., la regione insubrica (comprendente gli attuali territori della Lombardia ccidentale, del Piemonte orientale e del Canton Ticino) vede l'emergere della cosiddetta "cultura di Canegrate", molto probabilmente a causa di un'invasione di tribù protoceltiche provenienti dal nord delle Alpi.
La denominazione deriva dalla località, attualmente nella provincia di Milano, dove a partire del 1926 fu portato alla luce un complesso composto da una cinquantina di sepolture, ricche di ceramiche e oggetti metallici. Una delle novità recate da questi gruppi settentrionali sembra essere stata, infatti, la cremazione, che sostituì l'inumazione praticata dai precedenti  abitanti della zona. In particolare, i resti venivano collocati in tombe a fossa semplice, oppure rivestite da pietre e sassi.

Ma questa invasione preistorica è particolarmente interessante per un altro motivo: rappresenta il nucleo che, unendosi alle popolazioni liguri già presenti nella pianura padana, diede origine gli antenati delle attuali genti lombarde (ammesso che ne esistano ancora). I due ceppi genetici - quello indigeno e quello allogeno - rimasero separati per poco più di un secolo, finchè si fusero dando avvio alla cosiddetta cultura di Golasecca (sviluppatasi tra il IX e il IV secolo a.C.).

Lo studio linguistico delle iscrizioni appartenenti alle popolazioni golasecchiane ha corroborato quest'ipotesi: la lingua leponzia, rinvenuta in alcune tavolette intorno all'aria di Lugano, apparterrebbe, infatti, alla famiglia delle lingue celtiche.*

Iscrizione leponzia proveniente da Castelleto Ticino, la prima in assoluto in una lingua celtica.
Fonte: www.ancient-celts.com.


La rilevanza di questa scoperta va ben oltre l'ambito regionale lombardo: il leponzio è, finora, la prima lingua celtica di cui si hanno tracce non archeologiche, e quindi rappresenta la più importante prova dell'esistenza dei Celti. Tutto ciò è abbastanza in contrasto con l'opinione comune: un popolo considerato spesso illetterato fa il suo debutto nella storia proprio attraverso dei documenti scritti, e per lo più in un'area, l'Italia, mai vista come parte del suo mondo.
Ma, proprio per questo, è ancora più importante fare un salto al Castello Sforzesco per conoscere meglio le culture di Canegrate e di Golasecca: sono alcune delle pietre miliari del nostro passato, e meritano di essere studiate come tali.

Mappa che evidenzia la centralità dell'Insubria nel sistema commerciale mediterraneo.

* Lejeune, Michel (1971), Lepontica. Paris: Société d’Édition “Les Belles Lettres”.

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