La nomina del premier più giovane della storia della Repubblica italiana ha riacceso, recentemente, l'eterno confronto tra generazioni che - soprattutto da quando la crisi finanziaria si fa sentire più pesantemente - ha un significato non soltanto culturale, ma anche economico.
Tuttavia, il dibattito spesso non va oltre la superficie, limitandosi a banali considerazioni sul livello di tutela garantito dai sindacati agli anziani, naturalmente a spese dei giovani. Come se per garantire più diritti agli uni fosse necessario sottrarne agli altri.
Il rischio peggiore di questo modo di ragionare non è tanto politico - chi governa ha spesso l'interesse a creare contrapposizioni, come recita l'antico adagio del terzo che gode - quanto soprattutto sociale: mettere nipoti contro nonni è una mossa pericolosissima, poiché rischia di erodere quella poca coesione che è rimasta nella società post-post-moderna (cronologicamente parlando).




