9 apr 2014

Live fast, die old

La nomina del premier più giovane della storia della Repubblica italiana ha riacceso, recentemente, l'eterno confronto tra generazioni che - soprattutto da quando la crisi finanziaria si fa sentire più pesantemente - ha un significato non soltanto culturale, ma anche economico.

Tuttavia, il dibattito spesso non va oltre la superficie, limitandosi a banali considerazioni sul livello di tutela garantito dai sindacati agli anziani, naturalmente a spese dei giovani. Come se per garantire più diritti agli uni fosse necessario sottrarne agli altri.


Il rischio peggiore di questo modo di ragionare non è tanto politico - chi governa ha spesso l'interesse a creare contrapposizioni, come recita l'antico adagio del terzo che gode - quanto soprattutto sociale: mettere nipoti contro nonni è una mossa pericolosissima, poiché rischia di erodere quella poca coesione che è rimasta nella società post-post-moderna (cronologicamente parlando).

3 apr 2014

DARPA scommette sulle bio-tecnologie

DARPA, il Dipartimento della difesa statunitense specializzato nella ricerca e nello sviluppo in ambito militare, ha annunciato il lancio di un progetto relativo alle biotecnologie. Tutti i lavori attualmente in corso verranno infatti unificati sotto un unico slogan:"Biological Technologies Office".

Si tratterà dell'hub che concentrerà tutta la ricerca in ambito biotech - dalla teoria sulla diffusione delle epidemie alla pratica delle protesi avanzate. Prima della nascita del BTO, DARPA collaborava con una serie di biologi, ingegneri, neuroscienziati, tutti interessati a condividere conoscenze ed esperienze ma disseminati in numerosi uffici separati. D'ora in poi, invece, la concentrazione di queste figure permetterà non solo la realizzazione di iniziative in cooperazione, ma anche l'attrazione di nuovi esperti. 

1 apr 2014

Milano: #mmguru & la smart city

Se non fosse per selfie, la parola del momento sarebbe sicuramente smart.
Un aggettivo all’apparenza semplice che ha acquisito, negli ultimi anni, una varietà di connotazioni che nemmeno il linguista più innovatore avrebbe potuto immaginare. La tecnologia è la prima ad essere smart, con una gamma di applicazioni che abbraccia automobili, case ed elettrodomestici. Con l’avvento dei wearables poi, oltre ai cellulari sono smart anche braccialetti, cuffie, occhiali, orologi, scarpe.

Ma cosa significa, oggi, essere smart, o meglio vivere smart?
Intelligenti dovrebbero essere innanzitutto gli uomini e le donne, a loro volta in grado di rendere intelligenti i prodotti e i servizi che utilizzano. Se si lascia troppo spazio al dominio degli oggetti, innamorandosi di un determinismo tecnologico che nemmeno Marshall McLuhan, un futuro prossimo à la “Her” è tutt’altro che impossibile.


Intelligenti possono essere anche le città. Anzi, è proprio ciò su cui puntano gli Stati e gli organismi come l’Unione Europea. La sostenibilità – ambientale, economica, sociale – e la necessità di garantirla alle generazioni venture, sono le prime leve che stanno spingendo le grandi metropoli, non solo quelle dell’Occidente, a diventare finalmente intelligenti, ripensando il loro rapporto con l’ecosistema e con i cittadini.

10 mar 2014

Una pillola amara

È quella che hanno dovuto inghiottire Roche e Novartis, con la sentenza dell’Antitrust che ha imposto ai due colossi dell’industria farmaceutica una multa da oltre180 milioni di euro. La motivazione è presto detta: «un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista». 

A farne le spese l’economico Avastin, un farmaco usato per il trattamento della degenerazione maculare senile e di altre gravi malattie oculistiche, a favore del ben più costoso Lucentis. Ma soprattutto, i contribuenti italiani: l’accordo - tutto meno che tacito, stando alle telefonate tra i due amministratori delegati – ha infatti comportato dei costi aggiuntivi enormi per le casse dello Stato italiano: per l’esattezza, oltre 45 milioni di euro nel 2012, con un possibile impatto futuro di ulteriori 600 milioni all’anno. 

1 mar 2014

Breve guida al futuro dei Big Data

Big Data, questi sconosciuti.
Chiunque avrà probabilmente sentito pronunciare, almeno una volta, questo termine. Ma quanto ne sappiamo effettivamente?

Tecnicamente, Big Data indica qualsiasi raccolta di dati talmente grande e complessa da dover essere gestita con strumenti diversi da quelli tradizionali. Tuttavia, negli ultimi tempi l’attualità ha modificato la percezione pubblica di questa parola, affibbiandole spesso una connotazione negativa. 
Il motivo? Il collegamento tra la raccolta di informazioni e lo spionaggio. In realtà sono tanti i possibili utilizzi dei grandi archivi di dati, anche in ambito sociale. Potenzialità che potranno crescere grazie alla diffusione degli Open Data, che garantiscono l'accessibilità delle informazioni in possesso della pubblica amministrazione. Un tema che sconfina in quello dell’Open Government, cioè la partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni politiche attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.


Per saperne di più, ne parliamo con Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali, autore dell'omonimo libro edito da Laterza.