Visualizzazione post con etichetta Antropologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antropologia. Mostra tutti i post

13 apr 2014

Scienza, tecnologia e Università: come misurare il declino?

Definire e, soprattutto, misurare la cultura scientifica e tecnologica di un Paese è un’impresa ardua. Sia per la diversa interpretazione che di essa hanno i numerosi attori sociali che ne sono coinvolti, sia per le molteplici e spesso imprevedibili ricadute che scienza e tecnologia hanno nelle società contemporanee.

Esistono tuttavia dei paradigmi che hanno provato a esemplificare i flussi e gli indicatori che caratterizzano l’appropriazione, da parte di individui e gruppi, della cultura scientifica e tecnologica. Benché di non immediata comprensione, è proprio questo - “appropriazione” - il termine chiave dell’intera questione: solo se metabolizzato in modo chiaro e onesto da tutti i protagonisti della realtà nazionale e internazionale, è possibile fornire uno schema di interpretazione teorico e pratico del rapporto tra cultura, ricerca e società.

A questo scopo, occorre superare a livello metodologico la scissione tra dimensione individuale e dimensione sociale: cosa sono, i cittadini, se non entità sociali, nate e cresciute in un contesto sociale che li forma in tutti gli ambiti della loro esistenza? Le modalità con cui i singoli si appropriano della cultura scientifica e tecnologica sono dunque fortemente influenzate da quelle della società nel suo complesso, in particolare per mezzo delle sue istituzioni.


9 apr 2014

Live fast, die old

La nomina del premier più giovane della storia della Repubblica italiana ha riacceso, recentemente, l'eterno confronto tra generazioni che - soprattutto da quando la crisi finanziaria si fa sentire più pesantemente - ha un significato non soltanto culturale, ma anche economico.

Tuttavia, il dibattito spesso non va oltre la superficie, limitandosi a banali considerazioni sul livello di tutela garantito dai sindacati agli anziani, naturalmente a spese dei giovani. Come se per garantire più diritti agli uni fosse necessario sottrarne agli altri.


Il rischio peggiore di questo modo di ragionare non è tanto politico - chi governa ha spesso l'interesse a creare contrapposizioni, come recita l'antico adagio del terzo che gode - quanto soprattutto sociale: mettere nipoti contro nonni è una mossa pericolosissima, poiché rischia di erodere quella poca coesione che è rimasta nella società post-post-moderna (cronologicamente parlando).

1 mar 2014

Breve guida al futuro dei Big Data

Big Data, questi sconosciuti.
Chiunque avrà probabilmente sentito pronunciare, almeno una volta, questo termine. Ma quanto ne sappiamo effettivamente?

Tecnicamente, Big Data indica qualsiasi raccolta di dati talmente grande e complessa da dover essere gestita con strumenti diversi da quelli tradizionali. Tuttavia, negli ultimi tempi l’attualità ha modificato la percezione pubblica di questa parola, affibbiandole spesso una connotazione negativa. 
Il motivo? Il collegamento tra la raccolta di informazioni e lo spionaggio. In realtà sono tanti i possibili utilizzi dei grandi archivi di dati, anche in ambito sociale. Potenzialità che potranno crescere grazie alla diffusione degli Open Data, che garantiscono l'accessibilità delle informazioni in possesso della pubblica amministrazione. Un tema che sconfina in quello dell’Open Government, cioè la partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni politiche attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.


Per saperne di più, ne parliamo con Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali, autore dell'omonimo libro edito da Laterza.

5 feb 2014

NSA e privacy: per "Le Scienze" è una nuova era

Nulla sarà mai più come prima

È con queste parole che inizia l'editoriale del numero di Febbraio 2014 di "Le Scienze" a firma di Marco Cattaneo.
Il direttore della versione italiana di "Scientific American" si riferisce alla pubblicazione da parte di Gleen Greenwald delle rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di spionaggio della National Security Agency (NSA), l'agenzia per la sicurezza nazionale statunitense, e alla conseguenze rivoluzione culturale in tema di tutela della privacy.

Credit: mashable.com


28 gen 2014

"Noi" contro "loro": come si formano i gruppi

Gli esseri umani amano formare gruppi.
Dai fan club sportivi alle comunità nazionali, la civilizzazione è stata in larga misura caratterizzata dalla demarcazione di linee di confine tra un "noi" e un "loro". Un recente studio, effettuato con il supporto di modello realizzati al computer, suggerisce che la formazione dei gruppi è un processo più facile di quanto si pensasse.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, “Il Quarto Stato”, 1901


Per creare il modello, un team di scienziati guidato dagli psicologi Kurt Gray, della University of North Carolina, e David Rand, della Yale University, ha utilizzato dozzine di agenti virtuali identici, che interagivano fra loro come fossero persone reali.

All'inizio, tutti gli agenti erano equidistanti l'uno dall'altro, ma col tempo alcuni hanno iniziato a formare legami stretti mentre altri ad essere rivali (rapporti determinati facendo giocare a ogni incontro il cosiddetto "dilemma del prigioniero": quando due agenti cooperano, la loro vicinanza aumenta, quando non lo fanno diminuisce). Per permettere la formazione di gruppi, il modello consente agli agenti di fare "gossip" condividendo alleanze, interagendo quindi non soltanto con il proprio vicino ma anche con una terza parte in causa.

19 lug 2013

Il gene ribelle emigra su Wired

Il gene ribelle ha deciso di emigrare.

Come i nostri antenati che abitavano la Terra milioni di anni fa, il blog ha sentito il bisogno di lasciare la propria terra d'origine per colonizzare ambienti più rigogliosi.

Le pubblicazioni continueranno regolarmente: potrete seguirle su Wired Italia



2 lug 2013

Le 5 parti (quasi) inutili del corpo umano

Denti del giudizio, tendine palmare lungo, orecchie a sventola: queste caratteristiche fisiche erano desiderabili qualche millennio fa, ma a causa dei cambiamenti nella nostra dieta e nell'ambiente stanno scomparendo progressivamente. Tuttavia, non si tratta di inutili vestigia del passato: offrono infatti un prezioso indizio della nostra storia evolutiva

Gogeta Super Sayan 4
Una delle più durature eredità intellettuali di Charles Darwin è l'idea de "l'antenato comune" - ossia che la storia della vita sia come un albero con diverse linee evolutive che si diramano da un tronco comune. Partendo da un unico antenato, tutte le creature viventi si sarebbero differenziate nel corso del tempo in risposta agli stimoli ambientali.
Così, anche gli essere umani avrebbero condiviso migliaia di antenati comuni con altri organismi: si può pensare ad esempio ai Neanderthal - i nostri cugini estinti più vicini - per poi passare agli scimpanzé - i più stretti tra i nostri parenti in vita - tornando indietro lungo l'albero della vita dei primati, fino ai primi mammiferi e persino ai primi esseri viventi.
Per 150 anni, i biologi hanno studiato il corpo umano alla ricerca dei resti dell'evoluzione sotto forma di caratteri apparentemente ridondanti oppure di organi doppioni.
Questo "bagaglio eccedente" è stato spesso considerato un riflesso dell'antenato comune e talvolta persino dei vari stadi dell'evoluzione.

Nel suo libro L'origine dell'uomo, pubblicato nel 1871, Darwin redasse una lista di un gran numero di parti del corpo umano in stato rudimentale, cioè strutture che sono assolutamente inutili o dall'utilità davvero scarsa, soprattutto in quanto le condizioni in cui si erano sviluppate non esistono più.

13 giu 2013

Breve storia dell'hashtag

Dopo tante indiscrezioni, alla fine è successo davvero: Facebook ha introdotto l'uso dell'hashtag.

Utilizzato principalmente su Twitter, questo segno - per quanto semplice - avrà probabilmente un grande impatto sugli introiti del social network di Mark Zuckerberg. Quella che finora appariva come una fastidiosa nonché inutile aggiunta, spesso dovuta alla condivisione automatica di contenuti pubblicati sulle altre piattaforme sociali, sarà presto la normalità.

Ma da dove viene il cancelletto?

12 giu 2013

Come saremo tra 100'000 anni?

Pensate che l'evoluzione sia finita? Vi sbagliate.

L'aspetto che ha l'uomo oggi è frutto di un lungo percorso iniziato circa 18 milioni di anni fa con Proconsul, e che non si è ancora concluso.

Ricostruzione di Proconsul. (Wikipedia)

Alimentazione, medicina, tecnologia: sono solo alcuni dei fattori che stanno incidendo sul nostro sviluppo come specie animale. Senza richiamare scenari da fantascienza, la nostra sostituzione in molti ambiti da parte dei robot modificherà le nostre abitudini, la nostra biologia e la nostra psicologia.

L'artista visuale Nickolay Lamm ha lavorato con il genetista computazionale Alan Kwan per mostrarci tre modi in cui l'aspetto fisico di Homo sapiens potrebbe cambiare per adattarsi alle condizioni ambientali del futuro (rispettivamente tra 20 mila, 60 mila e 100 mila anni).

11 giu 2013

PlayStation e Xbox: la console come stile di vita

Il campo di battaglia è pronto: design, joypad, motion control sono alcune della armi a disposizione dei due eserciti. Ma non ci sarà alcuna vittima, poiché le parti risulteranno entrambe vincitrici.

I protagonisti di quest'epica vicenda sono PlayStation e Xbox, le due console che da anni si contendono gran parte del pubblico dei videogiocatori: a colpi di annunci, indiscrezioni e smentite, Sony e Microsoft sono ormai abituate a innovare costantemente i loro prodotti di punta nel campo del puro intrattenimento.
L'obiettivo? Essere sempre un passo più avanti del rivale.

Fonte: http://www.consolegames.ro/

Il 10 giugno 2013 - quella che doveva essere l'ennesima giornata campale - è stata una dimostrazione di come si tratti, in realtà, di una Guerra Fredda. I due marchi si contendono un pubblico formato principalmente da hardcore gamers, ovvero persone che hanno vissuto la nascita e la crescita del fenomeno e che considerano i videogiochi parte integrante della propria cultura. Lo dimostra il fatto che l'età media di questa gruppo umano sociologicamente eterogeneo sia di 37 anni: gente svezzata a pane e Star Wars, che fa della propria console uno stile di vita.

10 giu 2013

Data Journalism: finalmente una "terza cultura"?

Essere giornalisti non vuol dire soltanto scrivere. Per fare informazione, non è più sufficiente avere un bello stile: oltre alle conoscenze letterarie, servono anche quelle tecniche. Ciò non significa necessariamente essere esperti di una "disciplina", anzi spesso è più utile il contrario: abbracciare diversi settori culturali, appartenenti tanto all'umanesimo quanto alle scienze. L'uso dei numeri, poi, facilita di molto il lavoro del reporter, da un lato fornendo solide basi per i suoi reportage, dall'altro permettendogli di illustrare in modo più accattivante i suoi risultati.

Tutto questo è "Data Journalism".
Un approccio all'informazione che, attraverso l'uso di database, mappe digitali e software di analisi, racconta una notizia o un fenomeno con un output visivo, spesso fondendo i diversi elementi a disposizione dell'autore.

Nel 1861 Charles Joseph Minard rappresentò, attraverso un grafico seminale, la disastrosa marcia su Mosca di Napoleone e le quattro diverse variabili che contribuirono al suo fallimento.
Questa viene ancora considerata la prima infografica della storia.
Per lo sviluppo di questo settore sono fondamentali gli Open Data: grandi archivi pubblici che mettono a disposizione di tutti i cittadini i dati relativi a diversi settori della vita collettiva. Su questo, purtroppo, l'Italia non eccelle. Nel mondo anglo-sassone l'esperienza è più lunga: il data.gov statunitense e il data.gov.uk britannico garantiscono un accesso ai dati pubblici molto maggiore rispetto alla Legge n. 241 del 1990 in Italia. Il portale www.dati.gov.it ha recentemente pubblicato un rapporto sullo status degli Open Data nel nostro Paese: accompagnato da cinque infografiche, ri rivela particolarmente utile anche perché aggiornato constantemente.
Tuttavia, non è tanto una questione di legislazione, quanto di cultura: bisogna imparare, anche nel nostro Paese, che  una semplice infografica può essere più potente di mille articoli.

27 mag 2013

La maglietta del Paris Saint Germain: evoluzione convergente?

Chi è nato negli anni Novanta probabilmente non lo ricorderà, ma uno dei calciatori più famosi degli ultimi anni, Ronaldo de Assis Moreira meglio noto come Ronaldinho, non ha iniziato la propria carriera in quella che è considerata la squadra più forte del mondo, il Barcellona. Benché sia ricordato principalmente per le prodezze compiute al Camp Nou, l'asso brasiliano arrivò in Europa grazie a un club francese, il Paris Saint Germain, giocando la sua prima partita esattamente un mese prima dell'attentato alle Torri Gemelle di New York.

Quella del suo esordio a Parigi è una stagione segnata dalle veementi proteste dei tifosi del club. La causa? Che ci crediate o no, lo spostamento della banda rossa [dal centro] alla sinistra della maglia.

Quella del Paris Saint Germain è una delle divise più riconoscibili del panorama calcistico europeo: il modello storico, soprannominato "Hechter" dal nome dello stilista e presidente del PSG che lo creò nel 1973, la rende davvero inconfondibile. O meglio, la rendeva.

Infatti, il fornitore tecnico Nike ha deciso da qualche tempo che il modello in cui tutti  gli appassionati del club si riconoscono non va più bene. Ogni anno, l'azienda statunitense propone delle variazioni che apparentemente hanno il solo scopo di far arrabbiare la tifoseria, causando - si suppone - anche un calo nelle vendite del merchandising

18 mag 2013

Tale cane, tale padrone

Non facciamo riferimento alla recente norma di un comune bergamasco secondo la quale "È fatto divieto assoluto di consentire la libera circolazione dei cani, senza la presenza di un conduttore di una corporatura e un peso proporzionato alla mole dell'animale".
Bensì a uno studio di alcuni ricercatori della University of Chicago che dimostra come il legame tra cani e uomini sia antico e duraturo, in quanto iscritto nel DNA.

Fonte: http://menandtheirdogs.tumblr.com/

17 apr 2013

L'importanza di chiamarsi "sediba"

Alcune scoperte rivoluzionano palesemente la vita quotidiana; altre lo fanno in maniera meno evidente, ma sono altrettanto importanti per il progresso culturale e materiale della specie umana. Quella di cui si parla qui rientra tra le seconde, ma è un avvenimento che può incidere talmente tanto nella comprensione di noi stessi che trascurarlo sarebbe un'eresia.

La rivista Science gli ha dedicato una Special Issues pubblicata lo scorso 12 aprile: sei articoli che analizzano i resti dell'Australopithecus sediba scoperti nel sito di Malapa, 15 km a nordest dei famosi siti archeologici di Sterkfontein e Swartkrans, in Sud Africa.

Il luogo del ritrovamento ha fornito probabilmente il più ricco insieme di fossili di ominini* dell'intero continente africano. Rinvenuti nell'agosto del 20008, hanno permesso nel 2010 il riconoscimento di una nuova specie, il cui nome deriva da un termine che nella lingua Sotho sta per "fonte", "sorgente". Gli oltre 220 frammenti hanno infatti permesso di collocarlo in una posizione privilegiata all'interno dell'albero genealogico dell'essere umano: vissuto tra i 2 e gli 1,5 milioni di anni fa, aveva una capacità cranica di 420–450 cm(circa un terzo rispetto a un uomo contemporaneo) e una mano sorprendentemente moderna, la cui presa precisa permette di pensare che fosse in grado di realizzare degli utensili.

5 mar 2013

Breve storia del volto umano [video]

Lo scorso anno, presso il museo di storia naturale Senckenberg di Francoforte, alcuni scienziati hanno realizzato una mostra in cui erano esposti 27 modelli facciali di ominidi, ricostruiti sulla base di frammenti ossei, cranî e denti provenienti da tutto il mondo.

I paleoantropologi del Senckenberg Research Institute sono stati in grado di estrapolare le probabili sembianze dei nostri antenati, dal più antico conosciuto finora — Sahelanthropus tchadensis, i cui resti sono stati rinvenuti nel deserto del Djurab occidentale, in Ciad e vissuto intorno ai 6,8 milioni di anni fa — fino a Homo Sapiens, attraverso un esemplare di 56.000 anni or sono.

Sarebbe già interessante scorrere tutte le immagini dei modelli presentati, ma lo è ancor di più vedere l'animazione realizzata da Dan Petrovic. Non si tratta di un esempio di evoluzione lineare: le diverse regioni danno vita a caratteristiche fisiche molto differenti. Ma resta un prodotto encomiabile.


(Fonte: Sven Traenkner del Senckenberg Research Institute)

È possibile conoscere i dettagli di ciascun modello in questo articolo del The New York Post. Segnaliamo inoltre eFossils, un sito dove si può attingere a un ricco archivio di fossili.


26 feb 2013

Chi vince comanda, e vive più a lungo

Il benessere di una persona può essere peggiorato da quello di un'altra persona. Per rendersi conto di quanto sia vero, bisogna smettere di pensare solo in termini materiali: una volta che le necessità fondamentali della vita sono assicurate, la ricchezza di un individuo è pericolosa non perché riduca quella di un altro, ma perché eleva la persona ricca a uno status più alto.

È proprio questa la parola-chiave: status. Michal Marmot, Professore di epidemiologia e salute pubblica Status Syndrome all'University College di London, nel 2005 pubblicò un testo dall'interessante titolo, con cui coniò l'espressione "Status Syndrome".

La sua tesi è semplice: la posizione socio-economica è un fattore determinante per l'aspettativa di vita. Non si tratta di valori come il reddito, l'educazione o la salute: i benefici sono causati più che altro dalla sensazione di controllare la propria vita. L'autonomia, dunque, è fortemente correlata all'ascesa sociale.


11 feb 2013

Perché crediamo in Dio

Le credenze religiose rappresentano un vero enigma. Nella nostra vita di tutti i giorni, la maggio parte di noi compie almeno qualche sforzo per controllare la veridicità delle varie affermazioni. Eppure, quando si tratta di religione, ci lasciamo persuadere da storie che contraddicono le leggi note della fisica.

Perché noi esseri umani desideriamo così tanto possedere delle credenze delle quali non saremo mai in grado di provare la veridicità? Voi potreste ben pensare che argomenti siffatti esulino dal dominio dell'indagine scientifica. Ma i biologi evoluzionisti hanno iniziato a sfidare questa visione convenzionale.

Papa Ratzinger

10 feb 2013

Bere come se non ci fosse un domani

La specie umana ama bere (il prodotto fermentato di quasi ogni cosa possa essere resa alcolica). Nonostante la tossicità di questa sostanza, la ingeriamo in tutto il mondo. Per comprendere il nostro amore per l'alcol non è sufficiente dire che ci fa sentire meglio: è necessaria una spiegazione evoluzionistica.

La storia dell'alcol è quella di una relazione intima tra gli uomini e i lieviti: un affair iniziato milioni di anni fa e ancora in corso, in cui il ruolo da protagonista è rivestito da questo arcaico gruppo di funghi, che noi abbiamo in parte "addomesticato" a scopi alimentari. Una simbiosi, insomma, (quasi) perfetta.

Birra

19 gen 2013

Quei Cazari degli ebrei

Le ricerche genetiche hanno mostrato che i moderni ebrei dell'Europa Orientale costituiscono il più vasto aggregato etnico-religioso tra le comunità ebraiche esistenti, comprendendo circa il 90% degli oltre 13 milioni di individui sparsi per il mondo. La questione della loro origine è stata oggetto di dibattito per oltre due secoli, senza esser stata risolta. In effetti, spiegarne la massiccia presenza in Europa Orientale è una vera sfida; diverse ipotesi hanno provato a farlo.

Una ricerca condotta da Eran Elhaik, studioso di Epidemiologia genetica, Genetica delle popolazioni ed Evoluzione molecolare presso la Johns Hopkins University di Baltimora, ha recentemente cambiato le carte in tavola, mostrando una complessa ascendenza multietnica di queste popolazioni, solitamente definite "Ashkenazite" (e associate, con questo termine derivante da Aschenaz, capostipite di un popolo che sin dall'VIII sec a.C. viveva nell'Asia Minore e sulle coste del Mar Nero, a quelle dell'Europa centrale). 
In particolare, i risultati dei suoi attenti studi indicano una stretta relazione genetica tra gli ebrei dell'Europa orientale e le popolazioni del Caucaso: i Cazari (Χαζάροι per gli antichi greci), una confederazione di tribù di origine turca, iraniana e mongola che vivevano in quella che oggi è la Russia meridionale, e che fra il VII e il IX secolo si convertirono al giudaismo. 

La Cazaria, o Khazaria.

10 ott 2012

L'evoluzione della bicicletta

Quando si parla di evoluzione, si pensa immediatamente alla teoria darwiniana, legata ai due fattori della variabilità genetica e della selezione naturale.
Tuttavia, grazie a un pluridecennale campo di studi molto vivace sia in Europa sia negli Stati Uniti, è ormai appurato che, da quando è apparso sulla terra, Homo sapiens ha saputo introiettare nella propria storia i principi che stanno alla base della struggle for existence in essere, fino ad allora, fra gli organismi.

Partendo dalla definizione di cultura come “accumulo di conoscenze globali e innovazioni, derivante dalla somma di contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni”, il celebre genetista Luigi Luca Cavalli Sforza (nella sua opera L'evoluzione della cultura) ha intepretato in chiave evoluzionistica i comportamenti adottati dagli esseri umani dal momento in cui hanno sviluppato il linguaggio.

La cultura umana evolve a un ritmo molto più alto rispetto alla morfologia animale, con un doppio beneficio per la nostra specie: questa caratteristica, da un lato, ci permette di progredire su scale temporali molto brevi, e dall'altro ci consente di accumulare nel lungo periodo i benefici di questo sviluppo.
Ulteriore differenza è che, mentre nella biologia una mutazione avviene sempre in maniera del tutto casuale, nella cultura il cambiamento e quindi l’introduzione di un'innovazione non è frutto del caso, ma scaturisce dall'urgenza di rispondere a un determinato bisogno.